Intervista per il network WILD FILMMAKER

Interview with Christian Candido (director and writer)

 

“Caro m'è 'l sonno, e più l'esser di sasso,
mentre che 'l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m'è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.”

(Michelangelo - Rime)

 

1 - Quale scrittore ti ha ispirato di più?

Ho avuto la fortuna di essere figlio di insegnanti, e ricordo da bambino tanti libri e collezioni nella biblioteca di casa. Ricordo la collana di libri “Selezione della Narrativa Mondiale” del Reader’s Digest e la collezione “Tesori della letteratura universale” della De Agostini degli anni ’80. Proprio da questa collezione scelsi il primo libro che lessi interamente: si trattava dei “Racconti” di Edgar Allan Poe, autore che ancora oggi influenza la mia fantasia.

Nel corso dell’adolescenza e della giovinezza mi hanno ispirato anche H.P.Lovecraft, con il ciclo dei Miti di Cthulhu (Cthulhu Mythos), soprattutto con il racconto “Le montagne della Follia”, l’ Ernest Hemingway de “Il vecchio e il Mare”, con la sua prosa asciutta e l’uso dell’understatement e la  Virgina Woolf di “Gita al Faro”, per la meravigliosa introspezione dei personaggi.

Più di recente influenzano i miei script Murakami Haruki, soprattutto quello di “IQ84” per il personale realismo magico che si respira nelle sue pagine e che così tanto mi ricorda lo stile visivo di Kurosawa e Fellini, e George R.R. Martin per la sua grande capacità di descrizione e di gestione dei personaggi. E’ infatti leggendo “A Song of Ice and Fire” che si impara letteralmente a presentare e sviluppare un personaggio in una serie-tv.

Seguo molto anche i lavori di sceneggiatura di Taika Waititi, Dai Sato, Hideaki Hanno e Phoebe Waller-Bridge, oltre agli showrunner Vince Gilligan (“Breaking Bad”), Tony Gilroy (“Andor”), Shonda Rhimes (Grey's Anatomy), Craig Mazin (“Chernobyl” e “The Last of Us”) e naturalmente, Damon Lindelof (“Lost”).

 

Edgar Allan Poe Racconti

Il volume dei Racconti di Edgar Allan Poe alla pagina indice

 

2 – Qual'è stata la maggior difficoltà che hai incontrato quando scrivi?

Quando hai un’idea in mente, sia che tu voglia scrivere un romanzo, una poesia, una canzone o voglia realizzare un dipinto, un film o un’opera teatrale, dovrai sempre confrontarti con la scrittura. Direi quasi con la purezza della calligrafia, nel senso inteso da Zang Yimou in “Hero” (2002), che fa dire al guerriero Senza Nome: “Calligrafia e arte della spada si somigliano. Nascono dall'armonia tra la forza del polso e il sentimento del cuore.” 

Per scrivere devi avere polso (la tecnica) e devi avere cuore (il sentimento).

In altre parole devi racchiudere l’idea principale e svilupparla in una forma che comunicherai al pubblico. 

Scrivere è già vedere. Questa è la sfida più difficile. 

Ma è anche un’opportunità che possiamo cogliere oggi come stimoli nuovi, grazie allo sviluppo dei social network, di una rete di festival indipendenti e delle rassegne online che possono moltiplire esponenzialmente i canali di diffusione di un’opera. Quando scrivi e quando giri devi pensare in termini artistici ma anche crossmediali, devi predisporre una narrazione espansa ed espandibile, che aiuti il pubblico a “sbirciare” l’opera con curiosità da più punti di vista e prospettive. 

Per questo motivo io e la mia crew siamo orgogliosi di far parte di WILD FILMMAKER, il primo network globale di artisti, attori e registi indipendenti. Un progetto in costante divenire, che coglie le radici storiche ed artistiche del cinema ed insieme si prefigge di rinnovarlo radicalmente sia nei processi di selezione che di produzione, grazie alla collaborazione attiva di una community internazionale.

Così WILD FILMMAKER arricchisce il cinema stesso.

Lo fa semplicemente perché lo ama, come dichiara Michele Diomà, il creatore del progetto.

Più nel concreto, la sfida che ho dovuto affrontare come scrittore è stata la sceneggiatura della serie tv Boombox (The God of The Dance). Sono partito dal cortometraggio del 2022, vincitore di vari premi internazionali, che aveva un finale aperto. Il pubblico che lo guardava mi faceva sempre la stessa domanda: “Dove va a finire la radio Boom?”.

Per rispondere a questa domanda ho dovuto costruire un mondo.

Un mondo di fantasia ben descritto dal pitch-deck di Boombox Serie Tv, creato anche con l’ausilio della AI generativa e appunto premiato dal network WILD FILMMAKER

La world building di Boombox Serie- Tv presuppone l’introduzione nella sceneggiatura di nuovi personaggi, la costruzione (e distruzione) dei legami tra loro, la creazione di un villain credibile, ma soprattutto una struttura a episodi che gestisca coerentemente l’inciting incident, la reazione dei protagonisti, il conflitto e la risoluzione. E’ stato molto complesso gestire le interazioni tra i personaggi, la loro introspezione e caratterizzazione, i cliffhangher dei vari episodi, focalizzando sempre l’attenzione sulla creatività della trama verticale e sulla coerenza di quella orizzontale.

Ho provato a fare tutto ciò mantenendo il mio stile narrativo, che coniuga comedy,  drama e un tocco di venature hard sci-fi, qui accentuato dall’affascinante contesto scientifico della fisica quantistica.

In aggiunta abbiamo colto due grandi sfide: la traduzione in parole di un universo fatto solo di musiche, rumori e suoni (l’Universo del Suono) e l’utilizzo di intermezzi crossmediali diretti nella trama, come ad esempio l’intervento di influencer e youtubers.

 

The Ghost 005

Il personaggio del villain della serie tv Boombox "The Ghost" elaborato con l'Intelligenza Artificiale

 

3 - Ogni sceneggiatore ha bisogno di un feedback dopo aver completato il suo lavoro. C'è qualcuno che consulti per avere la sua opinione appena concluso lo script?

Quando scrivo, il mio processo creativo inizia spesso da un sogno che si intreccia e si confonde con un film o un video che ho visto in passato.

Così ad esempio è avvenuto per il mio ultimo corto Dreaming Vincent. L’episodio 5 di Sogni di Kurosawa mi frullava nel cervello, finché non ne ho realizzato una mia versione.

Di solito fisso le idee che arrivano dai sogni su carta, collegandole con delle frecce, come si lavora in un brainstorming. In un secondo momento salvo tutto su un’applicazione dello smartphone, in modo da avere un filo logico dove le idee possano “affluire” e “crescere” in qualsiasi momento. Quindi le annoto ovunque io sia: ad una mostra, al cinema, a teatro, allo stadio o anche al supermercato 😊

In questo processo sono già fondamentali le discussioni e i pareri di tre persone: mio fratello Igor, che ha una grande cultura letteraria, Simona, la mia producer con cui affiniamo sia le idee narrative che quelle di marketing e non ultimo, mio nipote Francesco, che ha 15 anni, con cui spesso dibattiamo del futuro del cinema, delle serie-tv ma anche dell’evoluzione delle narrazione espanse di videogames capolavoro come “The Last of Us”, “Red Dead Redemption” e soprattutto “Detroit Become Human”. Proprio Francesco mi ha fornito degli utilissimi suggerimenti sulla leggibilità del pitch-deck di Boombox Serie-Tv.

Naturalmente a sceneggiatura completata mi confronto con tutti loro, con gran parte della mia crew, tra cui in particolare Luca Bottello e Alberto Cerri ed anche con la community di Wild Filmmaker!

 

Detroit Become Human bw

Dal videogame “Detroit Become Human”, sceneggiato da David Cage. L’attrice Valorie Curry da il volto alla creazione digitale del personaggio di Kara.

 

4 – Stai lavorando ad una nuova sceneggiatura? Se si puoi darci qualche anticipazione?

L’esergo di questa intervista con la citazione dalle Rime di Michelangelo non è casuale. Michelangelo rispose nel 1545-46 con alcuni versi, intitolati "Risposta del Buonarroto" a una nota quartina di elogio di Giovanni Carlo Strozzi, in cui la statua veniva invitata a svegliarsi per farsi vedere animata.

“Caro m'è 'l sonno, e più l'esser di sasso,
mentre che 'l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m'è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.”
 

Michelangelo fece pronunciare questi versi alla statua stessa, evidenziando quale fosse il motivo della serenità della Notte rispetto all'inquietudine delle altre statue.

La statua prega di non essere risvegliata dal suo sonno sereno, creativo e “fecondo”.

Ritroviamo questo esergo nella sigla iniziale dell’anime “Ergo Proxy” (2006) dello studio Manglobe, universalmente riconosciuto come un cult per la profonda introspezione dei personaggi e per il mixing di animazione tradizionale e utilizzo della CGI.

A questo link potete visionare la sigla di apertura di Ergo Proxy, “Kiri” dei Monoral:

https://www.14dd5266c70789bdc806364df4586335-gdprlock/watch?v=0AiiT6IO_LA

La sigla di chiusura dell’anime è addirittura “Paranoid Android” dei Radiohead.

L’ anime fu sceneggiato dal maestro visionario Dai Sato, che così ne descrive il soggetto in un’intervista del 2005: “Un gruppo di robot viene infettato da qualcosa che si chiama Virus Cogito ed essi diventano rapidamente coscienti della loro esistenza. Quindi questi robot, che sono stati strumenti degli umani, decidono di partire per un'avventura alla ricerca di se stessi”

 

Ergo Proxy1 bw

Dal'anime Ergo Proxy – un androide  Autoreiv prende coscienza di se stesso nell’atto della preghiera

La tematica del risveglio sarà fondamentale anche nel mio prossimo progetto “Awakening: Proxy”, che prende spunto dall’anime sopracitato e ne ricalca le ambientazioni distopiche, cyberpunk e le suggestioni filosofiche.

Il film sarà ambientato in un futuro neppure troppo lontano con l’umanità che, a causa di catastrofi ambientali, è costretta a vivere sotto enormi città-cupola e non può recarsi nell’ambiente esterno.

In “Awakening: Proxy” una coppia di pattinatori su ghiaccio, Narwal (palestinese) e Reuven (isreliano),appartenenti ad una città.cupola di confine, affrontano una serie di difficoltà nella loro crescita sportiva ed umana, fino a trovarsi davanti ad un ostacolo insormontabile. Sarà appunto un “proxy”, che in informatica sta per “intermediario”, “tramite” o “gateway” ad aiutarli in questa fatale circostanza. Nel film, come in ogni mio lavoro precedente, saranno presenti la tematica musicale e l’interazione con l’intelligenza artificiale.

 

5 – Se dovessi descrivere il tuo stile di scrittura con tre aggettivi, quali sceglieresti?

E’ difficile descrivere uno stile di scrittura in tre parole, ma direi che un mio racconto o una mia sceneggiatura sono sempre pittorici, musicali e allo stesso tempo hanno un che di sensualmente misterioso.

 

Link to the original interview on Wild Filmmaker Network --> https://www.wildfilmmaker.com/from-idea-to-written.page-project-exclusive-interview-with-christian-candidohttps://www.wildfilmmaker.com/from-idea-to-written.page-project-exclusive-interview-with-christian-candido